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Ricordando il 10 giugno 1848 a Villa Guiccioli

10 Giugno 2025

Anche quest'anno l'Associazione Domenico Cariolato era presente con più soci alla cerimonia commemorativa della Giornata del 10 giugno 1848 nel Parco di Villa Guiccioli.

A fianco degli interventi del Prefetto e del Sindaco di Vicenza, anche quello del vicepresidente dell’Associazione, che ha ricordato le idee e gli auspici del nostro eroe vicentino sulla pace tra i popoli e le nazioni attraverso la lettura di alcuni passi di una sua lettera.

Il nostro grazie all'Ensemble musicale del Liceo Pigafetta che ha accompagnato la cerimonia.

A seguire il testo dell’intervento.

Per il testo integrale della lettera di Domenico Cariolato, vedere in:

Saverio Mirijello, ‘IL SOLDATO FANCIULLO E GARIBALDI’ La propaganda per la pace (Lettera a Giuseppe Missori di Domenico Cariolato)           

                                                 

Signor Prefetto, Signor Questore, Signor Sindaco

Autorità presenti, Signore e Signori,

Buongiorno!

Saluto anche Patrizia Rossini, presidente dell’Associazione, qui presente, che oggi lascia a me il compito di rappresentarla.

Ringrazio il Sindaco per averci, anche quest’anno, invitato alla cerimonia.

L’Associazione Domenico Cariolato si occupa di cultura in senso generale, ma, pur non essendo specificamente di ambito storico-risorgimentale, porta il nome del garibaldino tra i più celebri di Vicenza e si onora così nella sua attività di mantenere la memoria sua e di quanti hanno contribuito a fare l’Italia e di chi continua oggi a difenderne i valori di libertà e giustizia.

In questo senso abbiamo risposto favorevolmente all’invito del Comune di dare un contributo anche noi, come possiamo, a far restare vivo questo luogo, che accoglie uno dei Musei del Risorgimento più importanti d’Italia.

Proprio affrontando lo studio del 1848 per la preparazione di un reading qui al Museo l’anno scorso, abbiamo riscontrato cosa la Vicenza di allora possa comunicare e consigliare a quella di oggi.

Prima di tutto la volontà di essere partecipi della storia del proprio tempo, senza esitazioni. Storia locale, ma inserita nella grande storia. Non tutte le città ne erano state capaci allora, Vicenza sì!

Il coraggio delle idee: tante ne viaggiavano a Vicenza, anche diverse tra loro, ma tutte ben radicate in valori di fondo e quindi capaci di oltrepassare differenze e divisioni quando c’era di mezzo il bene della città.

La popolazione protagonista attiva, capace di dare generosamente il proprio contributo.

La resistenza della nostra gente di fronte alla violenza e alla distruzione: quasi cent’anni dopo Vicenza l’avrebbe ancora dimostrata sotto i bombardamenti dalla fine del 1943 alla primavera del 1945 (grazie Sindaco per la mostra di foto nel cortile di palazzo Trissino!).

L’eroismo armato che ricordiamo oggi era dettato dal desiderio di libertà e di indipendenza da un potere non riconosciuto. Difficile parlare di armi come sono quelle del nostro tempo, di sopraffazione e di annientamento in tante terre.  L’invocazione alla pace, continua ed inascoltata, sembra perdersi nel vuoto. Vicenza è fortemente città di pace, anche proprio perché nella sua storia ha dovuto riconoscere la necessità dell’uso delle armi, ma solo per difendere la libertà contro la violenza oppressiva.

Proprio Cariolato, che nel 48 a 13 anni era già protagonista nella difesa della sua città, e aveva speso tutta la sua giovinezza e la prima età adulta combattendo per l’indipendenza dell’Italia, lui stesso in una lettera del 1889 al commilitone milanese Giuseppe Missori, anch’egli eroe della Spedizione dei Mille, scriveva parole che suonano oggi ben attuali.

Sostenendo che l’”agitazione per la pace è provvidenziale”, ma corre gravi pericoli  se è “a favore di una sola nazione invece che di tutti i paesi”, scriveva: “La propaganda per la pace, come principio umanitario ed economico, è intesa da qualunque onesto cittadino che desidera il benessere delle nazioni e la fratellanza dei popoli; quindi non è un sentimento di un solo partito, ma di tutti i partiti che non vogliono la miseria delle popolazioni, ed il possibile fallimento degli stati” e, attenzione, aggiungeva che il ”fallimento sarebbe certissimo qualora questi continuassero con la frenesia degli armamenti”. Concludeva  riconoscendo un ruolo speciale all’Italia: “Ispirata sempre a grandi ideali, animata da concetti umanitari e da sentimenti di giustizia e di uguaglianza è proclive ad essere elemento di concordia fraterna tra popolo e popolo…Il suo bel cielo, il suo sole ed il suo clima, doni da tutti decantati, sono i fattori principali dell’indole buona e generosa della sua popolazione la quale non aspira che alla osservanza dei diritti dei popoli e di cooperare in tutto ciò che può renderli felici”. È per Domenico una “santa missione” per l’Italia quella di “affratellare i popoli”, la farebbe così ritornare ad essere “l’apostolato della civiltà”.

Anche le convinzioni di questo nostro antico cittadino aiutino l’Italia e la nostra città a continuare a ‘non voltarci dall’altra parte’ e ad essere apostolato di civiltà.

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