Ricordo della battaglia di Calatafimi (15 maggio 1860)
Nell' anniversario della battaglia di Calatafimi (15 maggio 1860), un ricordo di Domenico Cariolato da parte del grande scrittore Giuseppe Cesare Abba..
Da ‘ RITRATTI E PROFILI’ di Giuseppe Cesare Abba, Torino 1912
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“Il Cariolato fece quel giorno la marcia da Marsala a cavallo, come guida del piccolo gruppo comandato dal Missori e dal Nullo. E tre giorni appresso fu visto su di un cavalluccio siciliano a Calatafimi, in un lampo di luce, nel quale la sua figura rimase poi sempre bella.
Era il momento in cui le compagnie dei Mille, rovesciatesi giù dalle loro posizioni per andare ad assalire quelle dei borbonici, traversavano il po' di piano che divide e fa valletta fra quei colli. Traversavano sotto i fuochi di battaglione e anche delle piccole artiglierie nemiche. In un certo punto, una granata lanciò all'aria, scoppiando, tanta terra che il cavallo di Cariolato si ebbe piene le froge e gli occhi, e si impennò e sbuffò disperato. Il cavaliere balzò di sella, e con calma e con grazia, levò alla povera bestia la polvere, ripulendole gli occhi e il muso col fazzoletto, proprio come una mamma a un suo marmocchio: poi rimontò di lancio come un cavallerizzo di professione, e via su a fare ciò che doveva. Forse avrà poi proseguito a piedi, perchè in cima non giunsero a cavallo che Bixio, Damiani, Sirtori; almeno per quanto si vide o parve d'aver veduto nell'azione dove si crede di veder tutto, e non si vede che quattro o cinque passi intorno a sè, si sia piccoli soldati o anche un po' capitani.
Quell'episodio di Calatafimi non era ricordato dal Cariolato, il quale ci credeva appena per ragione di stima a chi lo aveva visto e glielo rammentava; e si proponeva ultimamente di andare sul campo di Calatafimi a cercare con lui e a fargli vedere il punto.
Invece il bel soldato morì. Molto offeso era degli anni, molto più che non sembrasse essere stato possibile a chi ne aveva conosciuto la balda persona nella giovinezza; ma la speranza di vederlo laggiù non era parsa vana nè agli amici nè ai suoi che egli lasciò nel dolore, ma sicuri contro la fortuna”
Scritto nel 1910, in morte del Cariolato: fu l'ultimo ricordo di un compagno d'armi dettato dall'autore.